Giuliano Severini
Cemento

Il sisma del 1968 colpisce la valle del Belìce e costringe gli abitanti a
vivere in baracche per parecchi anni e ad accettare una ricostruzione, il cui
linguaggio sembra estraneo ai moduli espressivi della tradizione locale e si iscrive nel clima culturale degli anni settanta, dove il cemento è la materia elettiva dell’architettura. Il terremoto segna un trauma nel territorio e nella popolazione, una sorta di afasia che
si esprime attraverso un linguaggio architettonico che restituisce al fruitore una sensazione di estraniamento, accresciuta dall’assenza di qualsiasi riferimento alla figura umana.

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