Luca Campigotto

Luca Campigotto
Teatri di guerra

"Ho iniziato a fotografare di notte trent’anni fa a Venezia, dove sono nato e cresciuto. Volevo fuggire alla rappresentazione più scontata del
luogo cercando di evocare un’atmosfera teatrale, di scenografia irripetibile e senza tempo. Per una quindicina d’anni ho fotografato esclusivamente in bianco e nero, per poi iniziare a lavorare a colori, in particolare su New York, la mia città del cuore. All’inizio usavo la pellicola 4 x 5”, che poi scansionavo per poterne regolare i toni a piacimento, quindi ho iniziato a usare i dorsi digitali. Negli anni, ho scoperto grazie al computer un’impagabile sensazione
di libertà. In pochissimo tempo posso sperimentare ogni variante di densità, colore e contrasto – un processo
che stimola la mia immaginazione e voglia di scoperta, permettendomi di visualizzare le cose diversamente.
Forse, un modo di perdermi, finalmente, non tanto negli infiniti esiti possibili, quanto nelle mie stesse fantasie
e memorie. Fino all’ambizione di ricostruire le suggestioni che da sempre mi affascinano: da Corto Maltese alle mappe geografiche tardomedievali, da Bernardo Bellotto a Edward Hopper, da Il terzo uomo a Blade Runner.
Soprattutto, mi è sempre importato
fotografare in viaggio. Ogni volta l’esperienza del viaggiare compenetra quella visiva e fotografica in modo assoluto, diventa la stessa cosa.
Viaggiare proprio per vedere il mondo, fotografarlo e crearmi dei preziosi souvenir è il modo in cui sento di essere pienamente me stesso. Un appagamento che cerco di prolungare una volta tornato a casa, continuando il viaggio attraverso l’aggiustamento
e la stampa delle immagini."

Luca Campigotto