aldo premoli
THE NEXT BIG ONE HORROR STORY
2020

GIOVANNA BROGNA SONNINO
LA FORZA DELLA FRAGILITÀ E IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA

La percezione è il processo psichico che organizza i dati sensoriali provenienti dall’ambiente esterno in un’esperienza complessa. Quanto accaduto in questo primo scorcio del 2020 ha certamente modificato la percezione di quel che ci circonda proiettando nella nostra psiche una paura sino a ieri inedita: abbiamo avverito con chiarezza la presenza di un nemico sino ignoto e invisibile. L’amore e l’odio sono sentimenti totalizzanti ma niente è così fisico e assoluto come la paura, un’emozione che irrompe ogni qualvolta il sistema nervoso percepisce un pericolo; la paura sprofondare nella coscienza di ogni vertebrato (umano o animale che sia) e diviene di uno stato mentale. Se si carica di presentimento di morte, si trasfoma panico, terrore sino a raggiungere l’estremo dell’orrore. La paura del virus. Il virus è certamente una forma vivente invisibile a occhio nudo, quanto ad affiancargli l’aggettivo ignoto… David Quammen nel 2012 ha pubblicato un libro intitolato Spillover, un vocabolo per nulla inventato: con “spillover” i virologi indica il salto di specie degli agenti patogeni dagli animali all’uomo. Io scritto appartiene a tutti gli effetti al nature writing, genere a metà tra l’esplorazione naturalistica e l’indagine letteraria. Quammen è uno scrittore potente e Spillover fa paura. L’argomento di cui tratta tocca le zone profonde della nostra psiche, quelle più arcaiche, premoderne, forse anche pre-umane: il terrore del contagio. Quammen descrive l’orrore provocato dall’inizio di una pandemia, e poi procede in una serie di backward. Ogni epidemia trattata come un thriller: a partire dall’evento scatenante, si passa alla ricerca del paziente zero ricettore del primo salto di specie , da lì agli gli animali serbatoio di cui il virus si è servito. Quammen racconta di AIDS (30 milioni di morti), Ebola, Sars, Coronavirus, peste bubbonica e molto altro. Ma in questo libro sconcertante, compare – peggiore di ogni altra cosa – appare un vocabolo a cui pare dovremo abituarci da qui in avanti: zoonosi. In Spillover Quemmen aveva già previsto: a) che si sarebbe verificata una pandemia causata da un virus capace di evolvere e adattarsi rapidamente b) che il virus sarebbe stato trasmesso da un animale, verosimilmente un pipistrello c) in una situazione in cui gli esseri umani entrano in stretto contatto con gli animali selvatici vivi d) in un luogo come la Cina.

Quando Qaummen racconta l’avvento della SARS nel 2003, i passaggi più surreali riguardano la descrizione dei wet market asiatici e la cultura dello yewei, l’uso di cibarsi di specialità esotiche diffuso nel sud della Cina. Lo spillover ha coinvolto specie diverse di animali ma il comune denominatore sono sempre stati i pipistrelli: sono il 20% dei mammiferi esistenti, esistono da migliaia di anni e sono presenti praticamente ovunque.
Come nei migliori gialli anche in Spillover appare un plot twist finale: perché colpevole numero uno delle zoonosi, non è lo zibetto, non è la civetta delle palme e nemmeno lo stramaledetto pipistrello: è ancora un’altra specie animale, la nostra.
La devastazione ambientale e le deforestazioni rappresentano l’ elemento scatenante alle spalle di ogni pandemia.
“Quando gli alberi cadono e gli animali nativi vengono massacrati, i germi che lì erano contenuti volano come polvere da un magazzino demolito. Li stiamo rimuovendo dai loro limiti ecologici naturali, luoghi in cui non erano molto abbondanti e subivano una feroce concorrenza, anche all’interno di un singolo animale. Li introduciamo invece in un nuovo ricco habitat chiamato popolazione umana, dove possono prosperare in gran numero”.
Nessun animale di grande corporatura è mai stato così abbondante sul pianeta Terra come lo sono ora gli umani. E la conseguenza di questa abbondanza aumenta gli scambi virali ‒ prima da animale a umano, poi da umano a umano e – sempre più di frequente ‒ su scala pandemica.
Il sottotitolo di Spillover (Animal infection and the next human pandemic) fa balenare infine la possibilità dell’apocalisse prossima ventura: la pandemia definitiva quella che porterà all’estinzione della nostra specie. E non si tratta di fantascienza: la comunità scientifica ha già battezzato questo evento: The Next Big One il prossimo virus zoonotico, in grado di diffondersi e infettare senza rimedio l’intero pianeta.

Conviveremo con questa paura anche quando sarò finito l’incubo per cui oggi decine di milioni di persone sono state messe agli arresti domiciliari . Conviveremo con questa ombra SINE DIE.

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