giovanna brogna sonnino
LA FORZA DELLA FRAGILITÀ E IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA
2020

ALDO PREMOLI
THE NEXT BIG ONE HORROR STORY

sine die locuz. lat. (propr. «senza giorno [stabilito]»), usata in ital. come avv. – Espressione di uso com., in frasi come rimandare, rinviare sine die, col sign. di indefinitamente, a tempo indeterminato (che potrebbe anche, come talora ironicam. si sottintende, non venire mai).

Al momento siamo in questa condizione e nel nostro caso non c’è niente di ironico.

Qualcuno mi ha chiamata dicendomi è arrivato e tutto quello che faceva la normalità si è inceppato nel giro di poche settimane. Previsioni di un futuro oscuro improvvisamente messe a fuoco su post minacciosi, che non ho il coraggio di aprire, post come Spillover. Animali, infezioni e la (prossima) pandemia umana By Aldo Premoli, 19 marzo 2020. A quanto pare, prima o poi, una pandemia, come dicono alcuni scienziati, causerà l’estinzione della nostra razza.

Che fare? Mi aggrappo, in una situazione così incerta e cupa, a una frase di Albert Einstein che mi ha sempre dato una speranza, ma soprattutto ha dato un senso ai miei peggiori momenti di sofferenza, e no ho avuti, come tutti o quasi, immagino: opportunity lies in the middle of difficultyin mezzo alle difficoltà nascono le opportunità. Poi mi viene da percorre una scappatoia e mi chiedo, ma gli scienziati possono anche sbagliare? E visto che si parla di Albert Einstein, ecco cosa trovo in rete e non è una fake news: Sarà stato anche un genio, ma non è che Albert Einstein le avesse poi azzeccate tutte. In ogni caso, la carriera scientifica di Einstein non è esente da errori. Tutti sbagliano, insomma, e il New York Times lo ricorda con una simpatica ma pungente, forma di affetto. Ad esempio, è accaduto con l’entanglement quantisticoContinuo a leggere, insomma pare che non sia stato il suo unico errore e questo è confortante, posso dare un margine alle certezze catastrofiche. Non so… allora potrebbero pure sbagliarsi riguardo alla sentenza definitiva di Spillover? Faccio un respiro profondo e rifletto.

Perché vogliamo veramente rinunciare, per esempio, a mani che disegnano mandala, orecchie che ascoltano Jimi Hendrix, corpi che fanno sesso, occhi che guardano la luna per scrivere poesie vertiginose, bocche che gustano gelati al gelsomino, rinunciare al volo di Rusty James o a cuori che battono per una qualunque prima volta? Spero di no.

Cerco alternative e rimanendo in tema Albert Einstein trovo un’altra sua citazione che apre una nuova pista: technological progress is like an axe in the hands of a pathological criminal – il progresso tecnologico è come un’ascia nelle mani di un criminale patologico, sotto accusa il progresso tecnologico. E se fosse davvero così?

 

Considero la situazione attuale e mi domando: se più che dell’estinzione della razza umana si trattasse della fine della civiltà in cui ci troviamo a vivere? Se l’ipotetico criminale patologico la stesse portando a un punto di non ritorno?

Se così fosse, forse questa e altre pandemie, con le enormi difficoltà che le accompagnano, potrebbero mettere fine a uno stile di vita molto presuntuoso che ci ha fatto perdere la coscienza della nostra fragilità. Forse l’opportunità sarebbe quella di ritornare alle aspirazioni degli anni ’70 che i decenni successivi hanno relegato alla marginalità. Meno tecnologia incontrollata, meno arroganza, meno competizione meno disuguaglianza. Più rispetto per la natura.

Comunque, è a proposito di fragilità che mi viene l’idea di tornare sui passi della mia esperienza, proprio ora, che mi trovo a condividerla con tanti altri. Sono sempre stata una persona fragile, con la coscienza di camminare sull’orlo del burrone, perché, se ne hai coscienza, semu nenti – siamo niente, come dicono qui. In certi momenti della mia vita la paura è stata paralizzante. Capisco perfettamente lo stato d’animo del momento perché ci ho convissuto per anni.

Quindi come salvarsi? Per me il trucco è stato accettare la debolezza e non farmi intimorire da lei. Sapere che abbiamo dei limiti e che il delirio di onnipotenza non cancella la precarietà dell’esistenza umana, può dare una certezza: quella che non c’è certezza. Ora, nella situazione inaspettata che stiamo vivendo, forse l’opportunità è: ammettere che abbiamo esagerato e fare della debolezza una forza.

Ipotizzo suggerimenti possibili per una nuova civiltà. Il primo che mi viene in mente? Le donne, il sesso debole, potrebbero essere la svolta. Non esiste il contrario di misogino.

Poi è tutto da vedere, perché ci preoccupiamo tanto della pandemia finale, ma chissà? Potrebbe pure arrivare prima il meteorite, colpire il papa e poi anche tutti noi.

E in conclusione, ritornando al latino da cui siamo partiti, propongo una mia citazione da questa civiltà scomparsa. Labor omnia vincit Il lavoro vince ogni cosa, quindi diamoci da fare.

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